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“La Perla del Mar Ionio”, La mandorla di ovale perfetto”, “I Fatti di Avola”, “La città esagonale” sono sicuramente questi i riferimenti più noti, tante volte letti sui titoli dei giornali, sulle riviste culturali, sui depliants turistici, sugli itinerari gastronomici, letterari ed archeologici che, in strema sintesi, ma assoluta efficacia, danno un’immagine stimolante della città di Avola.

Sorge a circa 25 Km a Sud di Siracusa su una ridente pianura fra il fiume Asinaro e il fiume Cassibile. Il Mar Ionio la bagna ad Est e, a Nord-Ovest, la circondano gli Iblei che frenano i venti di tramontana e di maestrale, per cui si avvantaggia di un clima mite anche d’inverno.

Andando ad Avola, provenendo sia da Noto, sia da Siracusa, si scorge l’azzurro tremulo di lembi di mare che danno l’idea di contenere una perla.

Le campagne a destra e a sinistra della strada verdeggiano di giardini di aranci e di limoni e, nel cuore dell’inverno suggestivo appare lo spettacolo del mandorlo in fiore che anticipa un respiro di primavera.

Leonardo Sciascia descrive il territorio di Avola in “Del mangiare siracusano”, <<La cultura arborea che prevale ad Avola è quella dei mandorli>>.

Famoso è anche il vitigno cosiddetto “Nerello d’Avola”, da cui si produce un vino noto, appunto, come “Nero d’Avola”.

Le tre api riprodotte sullo stemma del paese indicano la laboriosità degli avolesi.

Vivace è il commercio, molto rappresentative le piccole industrie per la produzione e la conservazione di alimenti, per la confezione di dolci tipici (di mandorla, di miele, di ricotta).

I famosi “Fatti di Avola” ci riconducono alla laboriosità ed alla intraprendenza degli avolesi.

Lo spirito combattivo e pionieristico dei braccianti agricoli, nell’ormai lontano 2 Dicembre 1968 ha fatto emergere una coscienza nuova sul lavoro agricolo determinando la stipula del primo contratto di lavoro del bracciantato, prima oggetto di speculazione da parte del caporalato.

L’antica Avola sorgeva sulle colline iblee a Nord-Ovest dell’attuale sito, e precisamente sul Monte Aquilone.

I resti archeologici rinvenuti sia sulla collina sia nella pianura sottostante (resti di Villa Ellenistico-romana; i pogei paleocristiani e necropoli bizantine) testimoniano la presenza umana in tutto il territorio fin dalla preistoria.

Il nome di Avola ha un’origine incerta: probabilmente veniva da ABOLLA o ABOLA, nome di origine araba o da Castrum Hiblae o da Castrum Abola, nome divenuto con l’uso CASSIBULA, riscontrato in un documento di Ruggero I.

La città, fin dal suo sorgere, ha nella sua storia tracce di tutta le civiltà succedutesi in Sicilia.

Certamente esisteva in epoca bizantina perché è documentato che gli Arabi avevano tolto quel territorio ai Bizantini che lo governavano in nome dell’Impero Romano d’Oriente.

Testimonianza del dominio arabo sono le coltivazioni di datteri, di canna da zucchero, di pistacchi, di ulivi saraceni, di impianti di conceria, le seterie, gli acquedotti, per non citare tutte le parole in uso nel linguaggio quotidiano.

Dopo gli Arabi seguirono i Normanni e Ruggero fu nominato Conte di Avola.

Sotto le successive dominazioni, la Sveva e l’Angioina, Avola fu trasformata in Baronia, mentre sotto la dominazione aragonese fu trasformata in Marchesato fino all’11 Gennaio 1693, quando venne distrutta dal terribile terremoto.

Fu appunto il Marchese di Avola, Nicolò Aragna Pignatelli che, avuta in Spagna, ove risiedeva, la prima notizia del terremoto, incaricò i suoi rappresentanti a Palermo di dare avvio alla ricostruzione.

Il progetto fu affidato al Gesuita licatese Fra’ Angelo Italia che, come sito per la costruenda città, scelse il fondo di MUTUBE’ per la salubrità dell’aria, l’abbondanza di corsi d’acqua e la fertilità della terra.

Il centro della città ha la forma simmetrica di un esagono regolare, pianta che si ispira ai motivi delle fortezze rinascimentali.

Al centro dell’esagono, dove si incrociano due assi viari principali, è la grande piazza suddivisa in quattro quarti. Qui, fino a pochi anni fa, si svolgeva tutta la vita sociale e commerciale della città.

Altre quattro piazze sorgono all’inizio e alla fine delle medesime strade.

Tutto l’esagono poi è attraversato da vie che, intersecandosi fra di loro, danno la divisione ortogonale degli isolati, perfettamente uguali e simmetrici fra di loro. In ognuna delle piazze sorgono chiese di stile barocco, costruite con pietra calcarea iblea che, sotto il sole, assume il tipico color miele.

L’architetto Italia, a maggior difesa dei cittadini, pensò anche ad aprire nel centro urbano numerosi cortili dall’ingresso stretto, ma ampi e spaziosi all’interno, capaci di accogliere i cittadini in caso di incursioni nemiche. Ma il cortile va spiegato anche con la tipologia abitativa che richiedeva il tessuto sociale, caratterizzato da una grossa percentuale di bracciantato agricolo. Nei cortili si usava “spicciari i mennuli” e stenderle al sole.

Dalla sua ricostruzione ad oggi, Avola ha avuto un ruolo molto importante nell’evoluzione sociale ed economica dell’Isola, alternando periodi di stasi e/o di crisi, favorendo la modernizzazione dell’agricoltura, sviluppando il commercio. Si è avuto anche un grosso incremento della popolazione e l’ampliamento della città a dismisura, spesso, purtroppo, con un selvaggio abusivismo edilizio che ne ha deturpato la sua originale bellezza.

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